Esami normali, erezione no: cosa si guarda quando il referto non basta
Sei uscito da quello studio con un foglio in mano e una sensazione che non ti aspettavi. Ti hanno detto che è tutto nella norma, che non c'è niente da preoccuparsi, che è probabilmente lo stress. Avresti dovuto essere sollevato, e invece per strada ti sei accorto di essere più confuso di quando sei entrato.
Perché il problema, stasera, sarà ancora lì. E adesso non c'è nemmeno più una cosa da controllare.
Se questa è la situazione, ci sono due cose da mettere in chiaro subito. La prima è che quel giro di visite non è stato tempo perso: è la parte del lavoro che andava fatta per prima, e la maggior parte degli uomini non la fa mai. La seconda è che un referto normale non chiude la questione. La apre, e la apre nella direzione giusta.
Quello che hai già fatto vale più di quanto sembri
Vale la pena fermarsi un secondo su questo, perché di solito si passa oltre.
Secondo i dati diffusi dalla Società Italiana di Andrologia nel 2024, il 73,4 per cento dei giovani uomini non è mai stato da un andrologo. E secondo la campagna promossa dalle società scientifiche italiane di andrologia e urologia, circa quattro uomini su cinque con una difficoltà di erezione non ne parlano con nessun medico, benché nella grande maggioranza dei casi la difficoltà sia affrontabile.
La porta più difficile da attraversare, in questa storia, resta la prima. Tu l'hai attraversata. Il fatto che dietro non ci fosse la risposta che cercavi non toglie niente al valore di averlo fatto: hai eliminato dal tavolo un pezzo enorme di incertezza, e adesso sai qualcosa che prima non sapevi.
Che cosa misura davvero un controllo
Un percorso diagnostico ben fatto guarda il piano organico, e lo guarda bene. A seconda del quadro può comprendere gli esami del sangue di base, la glicemia e l'emoglobina glicata, il profilo lipidico, il testosterone e gli altri parametri ormonali, la pressione arteriosa, e in alcuni casi un ecocolordoppler penieno che osserva il flusso di sangue e le sue caratteristiche.
Ognuno di questi strumenti risponde a una domanda precisa: c'è qualcosa, in questo corpo, che rende meccanicamente impossibile o difficile la risposta? Un referto normale risponde di no, ed è una risposta seria, non una consolazione.
Il punto è che è una risposta a quella domanda lì. Nessuno di quegli esami misura cosa succede nella testa e nel corpo di una persona nei venti minuti che precedono un rapporto, quale storia si è accumulata attorno agli ultimi episodi andati male, che cosa fa l'attenzione quando la situazione comincia. Non è un limite dell'esame, è il suo perimetro. Sono due mappe diverse dello stesso territorio, e il referto copre una delle due.
Per questo la frase esatta non è non c'è niente. La frase esatta è non c'è niente di organico, che è un'informazione preziosa e completamente diversa.
Cinque domande, due minuti, le risposte restano sul tuo telefono
Un indizio che orienta, e che spesso è già nelle tue mani
C'è un elemento che in clinica aiuta a capire da che parte guardare, e non richiede nessun apparecchio.
Una difficoltà che è presente sempre e in ogni situazione, che si è installata in modo graduale nell'arco di mesi o anni, che riguarda anche le erezioni spontanee del mattino e della notte, parla più spesso del piano corporeo. Una difficoltà che compare in certe situazioni e non in altre, che c'è con la partner ma non da solo, che è arrivata da un momento preciso in poi, che convive con erezioni notturne o mattutine presenti, parla più spesso dell'altro piano.
Le erezioni durante il sonno hanno perfino un nome tecnico, tumescenza peniena notturna, e sono uno degli elementi che orientano la valutazione: un corpo che le produce sta dimostrando che l'apparato funziona quando la coscienza non è al comando.
Questo non è un test e non sostituisce nessuna valutazione. È un indizio, e nella maggior parte dei casi lo hai già osservato senza dargli peso.
Il meccanismo che il referto non poteva vedere
Quando il piano organico è pulito e la difficoltà resta, di solito si è formato un circuito che ha una struttura riconoscibile, e che nella pratica clinica vedo ripetersi con poche varianti.
Parte da un episodio. Una sera in cui non è successo, per una ragione qualsiasi e spesso banale: troppo alcol, troppa stanchezza, un periodo pesante, una tensione con la persona che avevi accanto. Sarebbe un evento senza conseguenze, se non fosse per quello che accade nei giorni successivi.
Perché nei giorni successivi quell'episodio viene ripensato. E la volta dopo si arriva all'incontro con una domanda già accesa: e se succede di nuovo? In quel momento l'attenzione si sposta. Una parte esce dalla scena e si mette a osservare dall'esterno, a monitorare, a verificare se sta funzionando. È un fenomeno descritto da Masters e Johnson e poi studiato in modo sistematico da Barlow, e ha un nome: spectatoring.
Qui si chiude il cerchio, e si chiude per ragioni di fisiologia. L'erezione richiede la prevalenza del sistema nervoso parasimpatico, cioè lo stato in cui il corpo non deve difendersi da niente. Il monitoraggio è uno stato di allerta, e l'allerta attiva il sistema opposto. In pratica il gesto con cui si cerca di controllare l'erezione è esattamente il gesto che la impedisce. Poi il nuovo episodio negativo conferma la paura che lo aveva prodotto, e da lì il circuito si alimenta da solo. Lo racconto per esteso nella pagina sull'ansia da prestazione sessuale.
Vale la pena dire una cosa che di solito toglie molto peso: psicogeno non vuol dire immaginario. Vuol dire che il punto in cui intervenire è un altro. Il corpo sta reagendo davvero, e sta reagendo in modo corretto a come sta leggendo la situazione. Stai cercando di risolvere con la testa qualcosa che il tuo corpo ha capito prima di te.
Quanti sono, quanti anni hanno
Un dato utile per collocarsi, perché quasi tutti pensano di essere un'eccezione anagrafica.
Uno studio condotto al San Raffaele di Milano e pubblicato nel 2013 sul Journal of Sexual Medicine ha osservato che un nuovo paziente su quattro che si presenta per una difficoltà di erezione ha quarant'anni o meno, con un'età media di 32 anni fra i più giovani. Nella fascia sotto i quarant'anni la componente psicologica è largamente prevalente.
Su questo serve però una precisazione onesta, che le società scientifiche ripetono e che qui vale la pena riportare: la divisione netta fra difficoltà organica e difficoltà psicogena è considerata una semplificazione superata. Nella maggior parte dei quadri reali i due piani convivono e si influenzano, e un referto normale rende semplicemente molto probabile che il peso principale stia dalla parte che l'esame non misura.
Quando ha senso il passaggio allo psicologo
Non sempre, e non per tutti. Ci sono quattro condizioni che, quando ci sono, lo rendono il passo sensato.
La prima è che il giro medico sia stato fatto e non abbia trovato una causa che spieghi il quadro. Se non è stato fatto, quello resta il primo passo e non è negoziabile.
La seconda è che la difficoltà vari con le situazioni, con le persone, con i periodi. Una risposta che cambia sta indicando un anello non meccanico.
La terza è che si sia formato quello che ho descritto sopra: l'attesa prima, il controllo durante, il pensiero dopo. Non è un dettaglio del problema, in molti casi è diventato il problema.
La quarta è che le cose siano cominciate a restringersi intorno. Meno occasioni, più motivi per rimandare, conversazioni evitate. Quando l'evitamento entra nella relazione, il tempo smette di lavorare a favore.
Una precisazione che devo fare, perché in giro si legge il contrario: nessuno strumento di autovalutazione può dirti se la causa è organica o psicologica. I questionari che si usano, compreso quello che trovi su questo sito, misurano quanto la difficoltà è marcata, non da dove viene. Servono a mettere a fuoco un punto di partenza, non a sostituire una valutazione.
Cosa succede in una valutazione
Non è un altro esame, e questa è la differenza principale. È una conversazione strutturata in cui si ricostruisce quando è cominciata, in quali situazioni compare e in quali no, che cosa è cambiato nel frattempo dentro e intorno, che cosa è stato provato e come è andata. Da quel materiale si capisce dove il meccanismo si inceppa, e in che ordine ha senso lavorarci.
Non posso prometterti un esito, e chi lo fa ti sta vendendo qualcosa. Quello che posso dirti è come si lavora, e cosa serve perché abbia senso provarci.
Se le visite le hai già fatte e non hanno trovato niente, oppure hai già provato farmaci o altre strade senza un risultato stabile, il passo utile non è un'altra lettura. C'è una pagina scritta per questa situazione, con la valutazione, le fasi, i costi e come si comincia: la disfunzione erettile con esami a posto.
Se invece è la prima volta che ci guardi davvero, il punto di partenza più leggero è il check-up della funzione erettile: cinque domande, nessun dato lascia il tuo telefono.
Equilibrio è il progetto in cui mi occupo di questo. Sono Ivan Ferrero, psicologo-psicoterapeuta, iscritto all'Albo degli Psicologi della Lombardia, sezione A, n. 16571 dal 2006.
Fonti citate
Capogrosso P. et al., One patient out of four with newly diagnosed erectile dysfunction is a young man, Journal of Sexual Medicine, 2013. doi.org/10.1111/jsm.12179
Società Italiana di Andrologia, dati di prevenzione andrologica, 2024.
Campagna informativa di Società Italiana di Andrologia, Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità e Società Italiana di Urologia sul divario fra difficoltà trattabili e richieste di aiuto.
Questa pagina ha finalità informative. Non sostituisce una diagnosi medica: le cause fisiche vanno sempre escluse con il medico.
Ivan Ferrero
Psicologo Psicoterapeuta, Albo degli Psicologi della Lombardia, sezione A, n. 16571 dal 2006
Fondatore di Equilibrio, Psicoterapia online per la salute sessuale maschile